I roghi che devastano ampie aree dell'Amazzonia suscitano la "preoccupazione" di papa Francesco, che fa appello a un impegno comune per salvare questo vero e insostituibile "polmone" della Terra.

"Siamo tutti preoccupati per i vasti incendi che si sono sviluppati in Amazzonia. Preghiamo perché, con l'impegno di tutti, siano domati al più presto", ha detto oggi il Pontefice in Piazza San Pietro al termine dell'Angelus. "Quel polmone di foreste è vitale per il nostro pianeta", ha aggiunto.

E poco dopo le parole del Papa, dal G7 di Biarritz è giunto l'annuncio del presidente francese, Emmanuel Macron, secondo cui i leader dei Sette Grandi sono d'accordo per "aiutare al più presto i Paesi colpiti" dagli incendi della foreste amazzoniche. A margine degli incontri ufficiali, poi, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha incontrato il presidente cileno Sebastian Pinera, in particolare in merito al tentativo di convincere il Brasile ad accettare gli aiuti internazionali per affrontare i roghi.

Mentre le fiamme divorano da mesi la foresta pluviale - aumentate a dismisura negli ultimi giorni tanto da essere visibili dallo spazio con un'area coinvolta di oltre 2.250 km quadrati e da oscurare con una densa nube di fumo il cielo di San Paolo - solo ieri è scattato il piano per fermare i roghi con il dispiegamento di oltre 44 mila soldati affiancati da mezzi aerei, navali e terrestri, mentre le aree colpite toccano anche la Bolivia e il Paraguay. E sullo sfondo dei 72 mila roghi di quest'anno (+84% rispetto al 2018) resta la pressante minaccia della deforestazione, usata per conquistare sempre nuovi terreni coltivabili.

La reazione di papa Bergoglio arriva dopo quelle di molti capi di Stato e di governo e dopo una vasta mobilitazione internazionale, per quanto il presidente brasiliano Jair Bolsonaro abbia cercato di avvalorare l'idea che "gli incendi non sono al di sopra della media degli ultimi 15 anni", e in ogni caso "non possono servire come pretesto per imporre sanzioni".

Diventa sempre più cruciale, intanto, il Sinodo dei vescovi sull'Amazzonia che il Papa ha convocato per il prossimo ottobre in Vaticano, con al centro la protezione sia dell'immenso patrimonio ambientale sia delle popolazioni indigene: un appuntamento che lo stesso Bolsonaro ha già manifestato di non vedere affatto di buon occhio.

La Chiesa in questi giorni si è già fatta sentire tramite gli episcopati latino-americani. "Esortiamo i governi dei Paesi amazzonici, in particolare Brasile e Bolivia, le Nazioni Unite e la comunità internazionale a prendere serie misure per salvare il polmone del mondo. Quello che succede all'Amazzonia non è solo un problema locale ma è di portata globale. Se l'Amazzonia soffre, il mondo soffre", è stato l'appello del Consiglio Episcopale Latinoamericano (Celam). "Gli assurdi incendi e altre depredazioni criminali ora richiedono una presa di posizione adeguata e un'azione urgente", hanno detto i presuli brasiliani, spronando i governi, specie quello di Brasilia, a "provvedimenti seri per salvare una regione determinante per l'equilibrio ecologico del pianeta. Non è più il momento dell'irrazionalità e delle divagazioni nei giudizi e nelle parole".

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